Nasce il fronte dei governatori etici
I governatori del Pdl fanno quadrato, assieme ai leghisti, contro la pillola abortiva Ru486. Gli equilibri della Conferenza stato regioni, chiamata a decidere sulle linee guida, sono stati modificati dalle recenti elezioni e adesso appare a portata di mano un intervento concertato dei presidenti di centrodestra per frenare la diffusione della pillola. D’altra parte, al di là delle apparenze e delle interpretazioni di alcuni quotidiani, non ci sono cedimenti. Neanche da parte del presidente del Piemonte, Roberto Cota, il quale non ha smentito la propria netta presa di posizione.
22 AGO 20

I governatori del Pdl fanno quadrato, assieme ai leghisti, contro la pillola abortiva Ru486. Gli equilibri della Conferenza stato regioni, chiamata a decidere sulle linee guida, sono stati modificati dalle recenti elezioni e adesso appare a portata di mano un intervento concertato dei presidenti di centrodestra per frenare la diffusione della pillola. D’altra parte, al di là delle apparenze e delle interpretazioni di alcuni quotidiani, non ci sono cedimenti. Neanche da parte del presidente del Piemonte, Roberto Cota, il quale non ha smentito la propria netta presa di posizione ma, spiegano dal suo entourage, ha semplicemente dichiarato una cosa ovvia: “Rispetterò la legge 194”. Per poi aggiungere: “L’uso di questa pillola è molto pericoloso. Sono per la difesa della vita”.
Piuttosto, negli ambienti della maggioranza, ci si chiede cosa si possa fare di concreto contro la Ru486. La cautela aperturista del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si infrange sulla preoccupazione di nuovi e vecchi cattolici del centrodestra; non solo i leghisti Cota e Luca Zaia, ma anche il neogovernatore della Calabria, il pidiellino Giuseppe Scopelliti, che ribadisce: “Su questa materia io la penso esattamente come Cota e non arretrerò di un passo. Sono sempre stato contrario e manterrò questa posizione”. Mentre il capo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, spiega: “E’ opportuno che il mio partito si mobiliti su questo tema. Non c’è solo la Lega, abbiamo un dovere di rappresentanza nei confronti dei cattolici e abbiamo anche delle precise convinzioni etiche”. L’ipotesi di azione più plausibile, in prima battuta, è quella che le regioni stabiliscano un protocollo medico severissimo sull’applicazione del farmaco abortivo. Contemporaneamente non è escluso che intervenga la Conferenza stato regioni.
Così c’è chi avanza la proposta di un fronte comune degli amministratori locali del centrodestra, una sorta di tavolo di consultazione che possa aprire la strada a una linea di azione comune e concertata. E’ quanto suggerisce anche il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: “Le esternazioni dei governatori hanno aperto il dibattito. Si è sfondata una diga”. Specialmente, se, come ha comunicato ufficialmente anche l’Agenzia del farmaco, “spetta alle regioni di occuparsi della distribuzione della Ru486”. Andrea Gibelli, il leghista che sarà con tutta probabilità il vicepresidente della Lombardia amministrata da Roberto Formigoni, si spinge oltre: “La legge 194 è superata dalla storia, perché è nata in un contesto tutto diverso da quello attuale. Oggi sono la donna e il nascituro che devono essere messi al centro di programmi e tutele massime”.
La posizione della Lega sta spingendo il Pdl a venire fuori. Maurizio Gasparri, che nei mesi scorsi aveva già ispirato un’indagine conoscitiva del Parlamento sulla Ru486, annuncia ulteriori interventi: “Fanno bene i governatori della Lega ad alzare i toni sulla pillola abortiva. Anche quelle che possono sembrare espressioni apodittiche, e non lo sono, servono a evitare il progressivo scivolamento verso la banalizzazione e la domiciliazione dell’aborto. E’ opportuno che adesso sempre di più anche il Pdl si mobiliti. Abbiamo una responsabilità politica ed etica nei confronti di valori la cui difesa non va lasciata soltanto agli amici della Lega. Per fortuna abbiamo dei giovani e bravi governatori tra cui anche Renata Polverini la quale, io non lo dimentico, è stata voluta dai cattolici”. Non solo. Conclude Gasparri: “La nostra vittoria alle regionali credo possa comportare delle novità interessanti nella composizione dell’Aifa. Studieremo la faccenda con puntiglio. Tutto ciò che sarà possibile sarà fatto”.
Piuttosto, negli ambienti della maggioranza, ci si chiede cosa si possa fare di concreto contro la Ru486. La cautela aperturista del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, si infrange sulla preoccupazione di nuovi e vecchi cattolici del centrodestra; non solo i leghisti Cota e Luca Zaia, ma anche il neogovernatore della Calabria, il pidiellino Giuseppe Scopelliti, che ribadisce: “Su questa materia io la penso esattamente come Cota e non arretrerò di un passo. Sono sempre stato contrario e manterrò questa posizione”. Mentre il capo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, spiega: “E’ opportuno che il mio partito si mobiliti su questo tema. Non c’è solo la Lega, abbiamo un dovere di rappresentanza nei confronti dei cattolici e abbiamo anche delle precise convinzioni etiche”. L’ipotesi di azione più plausibile, in prima battuta, è quella che le regioni stabiliscano un protocollo medico severissimo sull’applicazione del farmaco abortivo. Contemporaneamente non è escluso che intervenga la Conferenza stato regioni.
Così c’è chi avanza la proposta di un fronte comune degli amministratori locali del centrodestra, una sorta di tavolo di consultazione che possa aprire la strada a una linea di azione comune e concertata. E’ quanto suggerisce anche il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: “Le esternazioni dei governatori hanno aperto il dibattito. Si è sfondata una diga”. Specialmente, se, come ha comunicato ufficialmente anche l’Agenzia del farmaco, “spetta alle regioni di occuparsi della distribuzione della Ru486”. Andrea Gibelli, il leghista che sarà con tutta probabilità il vicepresidente della Lombardia amministrata da Roberto Formigoni, si spinge oltre: “La legge 194 è superata dalla storia, perché è nata in un contesto tutto diverso da quello attuale. Oggi sono la donna e il nascituro che devono essere messi al centro di programmi e tutele massime”.
La posizione della Lega sta spingendo il Pdl a venire fuori. Maurizio Gasparri, che nei mesi scorsi aveva già ispirato un’indagine conoscitiva del Parlamento sulla Ru486, annuncia ulteriori interventi: “Fanno bene i governatori della Lega ad alzare i toni sulla pillola abortiva. Anche quelle che possono sembrare espressioni apodittiche, e non lo sono, servono a evitare il progressivo scivolamento verso la banalizzazione e la domiciliazione dell’aborto. E’ opportuno che adesso sempre di più anche il Pdl si mobiliti. Abbiamo una responsabilità politica ed etica nei confronti di valori la cui difesa non va lasciata soltanto agli amici della Lega. Per fortuna abbiamo dei giovani e bravi governatori tra cui anche Renata Polverini la quale, io non lo dimentico, è stata voluta dai cattolici”. Non solo. Conclude Gasparri: “La nostra vittoria alle regionali credo possa comportare delle novità interessanti nella composizione dell’Aifa. Studieremo la faccenda con puntiglio. Tutto ciò che sarà possibile sarà fatto”.